Io ho appreso molto da Chiodo e nonostante il 30 non potrò mai essere paragonata a chi ha preso 30 passando per caso il giorno dell'esame!!!
Spero sia chiaro quello che intendo dire.
Il rigore ci vuole, caro Bowman, ma non è tutto. Il rispetto prima di tutto!
Se un professore osa cacciarmi da un esame per aver detto "Salve", a priori non lo reputo una buona persona, nè un bravo insegnante. Qual'è l'insegnamento che vuole impartire?...l'educazione? Paradosso!
Cerco di spiegarmi meglio.
Non ho mai frequentato accanitamente la facoltà di lettere quanto a 'vita studentesca' e forse ho avuto a che fare più con docenti, assistenti e con i loro corsi e programmi che con gli studenti.
Non per scelta asociale. Ma perché a fine lezioni andavo a casa, avendo lavoro ed altre attività da curare.
Per me tuttavia il nome Chiodo ha rappresentato due cose in questi anni: un professore senza dubbio, quindi una persona, ma anche una 'leggenda' universitaria.
Il 'corso consigliato per prendere trenta', l'esame facile e fattibile, l'essenza di tutto ciò che per uno strano 'sincretismo didattico' (perdonami il neologismo) è diventato per me personificazione dei 'mali' di questa facoltà. Su cui non voglio dilungarmi, ma siamo persone intelligenti e quindi non c'è bisogno che io stia qui ad enumerare e qualcuno ipocritamente a smentire.
Se sia vero o falso francamente non mi interessa. Non conosco Chiodo, e non giudico lui, giudico la leggenda. Le mie orecchie han udito tante volte citarlo e quindi so di che parlo. Ed ho il diritto di esporre la mia opinione su questo.
Forse è una fama immotivata (il miglior corso del mondo e tanti ne parlano come di un 'trenta sicuro' o, come ho sentire letteralmente 'per prendere 28 devi farlo arrabbiare durante l'esame'), o forse c'è una sua politica personale dietro, o una strategia didattica molto arguta.
In ogni caso secondo me il voto alto, l'esame regalato, il corso non rigoroso, il pressappochismo, lo scarso impegno del docente per preparare la lezione e del discente per interessarsi a nulla oltre che al numeretto sul libretto sono i grandi mali di questa facoltà. Quindi io, personalmente me ne frego delle ipotetiche 'filosofie' di Chiodo in merito. Se regali trenta uccidi un pezzo di sapere, questo è quello che penso e questo è quello che difendo finché non mi accorgerò di essermi sbagliato. Ed a chi si fa soggetto di questi mali (come la leggenda-Chiodo) una qualche responsabilità la attribuisco. Per questo non mi preoccupo di fare nomi e cognomi.
Del resto Chiodo insegna, genera leggende, fa il suo lavoro non so se bene o male ma è pagato per questo. E' pagato anche per prendersi le critiche di chi non apprezza che si faccia girare per la facoltà la fama dell'esame 'regalato' (sì, è di quello che si tratta e certo non è l'unico).
L'esame di Guaraldo a me è sembrato fattibilissimo, a dire il vero.
Quanto al rispetto è giusto. Ma un ventenne ha fatto ancora poco per guadagnarselo. E certo non dimostra grande rispetto di sé stesso tirando via gli esami in una facoltà come lettere (cosa intelligentissima invece se fatto laddove poi un pezzo di carta serve per il tozzo di pane). Non dimostra vera autostima iscrivendosi a lettere per potersi fregiare dei mirabolanti trenta di Chiodo con la nonna ottantenne. E' così poca cosa, dal punto di vista formativo, culturale e forse anche umano, che un insulto 'istruttivo' da un bravo professore fa più bene che male. E quelli di Guaraldo che ho visto io sono istruttivi, non distruttivi.
Lo sai che ho sentito dire che anche suoi allievi di 'successo' (quantomeno nel campo umanistico), come Manfrini o come Piperno andarono incontro ad un trattamento simile?
Forse però è solo l'ennesima leggenda... del resto l'esame se interessa l'argomento, se si segue con passione il corso, se si studia tutto (tre postulati senza i quali studiare in una facoltà umanistica non ha alcun senso) è anche troppo semplice (così forse è stato per me, poi non so. Al confronto l'esame di letteratura francese che feci a Parigi era molto più duro. Ma poi l'esame conta poco, Guaraldo è 'bravo' e questo è quanto. Con esame o senza. Ho conosciuto gente che lo ha ascoltato per molti anni di seguito, e anch'io avrei voluto tornare... a seguirlo...).
Infine...
...e se anche non ci fosse rispetto?
Chi l'ha detto che il rispetto viene prima di tutto?
I benpensanti? La morale? La società civile?
E a loro chi lo ha detto? E chi lo ha detto a chi glielo ha detto?
Lettere è forse l'unica facoltà in cui si insegna il senso critico. Quando lo zar Nicola I soppresse le libertà delle élite colte nel 1835 quale facoltà venne decurtata? Ingegneria? Matematica? Economia? No, anzi vennero incentivate. Fu la facoltà di Lettere ad essere ridotta a 300 studenti in tutto l'Impero, e quella di filosofia fu chiusa.
Perché?
Perché 'Lettere non serve a niente' risponderebbero i benpensanti che han tanto a cuore il rispetto.
E se provassimo ad infrangere le regole? Se non tenessimo conto dei dogmi? Se volessimo usare capacità critica?
Il rispetto prima di tutto.
Dove sta scritto?
Perché la cultura deve rispettare? Deve rispettare chi parla e non sa, chi si esibisce in frasi fatte ed in massime assolute, in valori morali ed in idee non proprie. Invece nelle facoltà umanistiche le idee nascono, non vengono applicate, la morale si discute, non si riconosce. Quindi non è DOVUTO il rispetto.
Perché la cultura deve aver rispetto dei grandi fratelli, degli SMS, dei giornalacci e di tutta l'informazione di massa senza neppure discernere il bene dal male?
Perché non ha il diritto di essere anche un pò 'stronza'? Perché non può affermare che 'il rispetto va guadagnato, cazzo'.