Non sono mai stata brava ad intitolare ciò che scrivo. Ma quantomeno ho le idee chiare per quanto riguarda la scelta del carattere e del colore: sono decisamente un tipo da Tahoma, 12, blu. Non nero, per carità. Non mi piace nemmeno scrivere con le penne nere (d'accordo, per le Bic potrei fare un'eccezione - ma questo non vi interessa).
Da dove si comincia? Dalla fine in questo caso. E' passato più di un anno dalla mia laurea magistrale, il momento in cui si è conclusa la mia avventura universitaria a Tor Vergata. "Nessun rimpianto, nessun rimorso" (citando gli 883) ma tanta consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, che rifarei senza esitazioni (nonostante ogni tanto decida di avere nuove passioni).
Non raramente ripenso alla 'mia' Facoltà di Lettere e Filosofia che, con la bella stagione, riusciva (riesce?) ad avere un'aura artistica non indifferente (e va bene, lo ammetto: sto pensando ai momenti di relax sdraiata sul prato. Ebbene sì, l'ho fatto anch'io). E dunque, tra i tanti ricordi di millemila lezioni seguite, innumerevoli pagine di appunti presi nelle posizioni meno comode e più anti ergonomiche del mondo, ricopiati in bella (perché sono un tipo maniacale) e studiati (punto cruciale), ore e ore di attese senza fine davanti lo sportello della segreteria o lo studio di un professore, chiacchiere sulle scomode e gelide panchine di metallo del bar e, last but not least, le crisi di ansia/panico prima degli esami/esoneri in cui credi di perdere anni di vita (indovinate un po'? E' l'unica cosa che non mi manca!) spuntano i visi familiari dei miei ex colleghi (ragazze principalmente, vista la facoltà di provenienza) e dei professori che mi hanno fatto strada, che mi hanno tutti lasciato qualcosa, un arricchimento, una scia positiva (sono un tipo nostalgico, si sarà capito?).
E poi sì, lo ammetto. Appena trovo una scusa più o meno plausibile (ritirare la pergamena di laurea, ad esempio?!) faccio volentieri un salto, destreggiandomi nel parcheggio (che è sempre un incubo, secondo gli orari di punta o meno) e accomodandomi sulle panchine perché ora non c'è più l'ansia di pensare "Sto perdendo tempo, dovrei essere in fila in segreteria/in biblioteca a studiare/fuori lo studio del professore". E così l'università possiamo anche godercela. Avrò un'idea idillica della mia cara vecchia facoltà? Ma sì dai... ce lo possiamo permettere.
A presto allora, devo raccontarvi della mia avventura (creiamo un po' di suspense) ... mi leggerete?
[Dai che domani si inaugura...! ]