La libreria del Buon Romanzo - Laurence Cossè |
30 Aprile 2010
Mentre leggevo pensavo a noi, a voi, a tutti coloro che amano la letteratura di valore e con valori. A tutti quelli che in un libro cercano conforto, evasione con stile. A tutti coloro che sono stanchi di librerie-supermercato identiche, a coloro che soffrono davanti a un'editoria che promuove la mediocrità di tendenza; a coloro che anelano a poter stringere fra le mani l’opera di autori che hanno speso del tempo a riflettere non solo sul tornaconto economico, ma anche sulla letterarietà della loro opera, sul messaggio, sullo stile, sull’uso della grammatica come veicolo d’emozioni (come Grossmann).
Libri scritti con il sangue e non con la calcolatrice, testi che hanno inchiodato gli autori davanti al loro draghi e hanno imposto il combattimento corpo a corpo per ogni sillaba impressa.
Diversità, selezione, scelta: non tutti siamo uguali, non ogni libro ha spessore, non tutti gli autori possono fregiarsi di reale gloria. L’autrice non teme a dirlo.
“La libreria del buon romanzo” è un preciso atto d’accusa ed una splendida esortazione e canto di speranza. Per molto tempo ho sentito un bavaglio, come me tanti. Ora, per caso, seguendo la vocina sottilissima dell’istinto, mi sono trovata fra le mani un libro che, con semplicità, ha raccontato un pensiero comune a molti.
La libreria del buon romanzo di Laurence Cossè viene proposto come un giallo: tre attentati a tre persone diversissime, che nulla hanno in comune, apparentemente. La storia si snoda lentamente, passo passo: le coincidenze, i sospetti, le paure, l'inchiesta, le indagini, il risultato, la conclusione.
Fatico a considerarlo "giallo" nel puro senso della parola.
Il cuore pulsante della vicenda, quello che rimarrà impresso nel cuore del lettore molto più della suspance tipica di questo genere letterario, è la decisione di due appassionati lettori di creare una libreria contenente solo e soltanto buona letteratura, libri che abbiano qualche cosa di importante da dire e da tramandare. Libri che hanno emozionato i due futuri librai, che li hanno accompagnati in percorsi ardui, che sono stati motivo di cambiamento o ispirazione.
In poche parole la loro idea si fonda sulla voglia di creare un luogo magico in cui vendere quei tesori così fondamentali per l’uomo che nella propria vita una persona non può esimersi dal conoscere. Scartati immediatamente ciarpame o best steller urlati e sbandierati ma privi di sostanza. Autori con il vento in poppa solo grazie a conoscenze, denaro o favori.
No, solo letteratura e autori che hanno plasmato le loro pagine con tutta la loro umanità, ansia di vivere e vigliaccheria impastata dalla cui melma nasce il balzo di ghepardo verso mondi speciali. Pagine che odorano di sudore e fatica, di lacrime e limiti che puntano dritti nello sconforto più profondo, superati con guizzi di genio o crescita intima. La creazione di questo sogno, la messa in atto, l'apertura della libreria sono raccontati in modo tale che, se uno volesse, potrebbe benissimo realizzare questa finzione letteraria nella realtà. Vengono raccontati i primi piccoli passi: l’idea, l’incongruo, la location, la ricerca e creazione di un “comitato di lettori” segreto il cui compito sarebbe stato quello di selezionare i testi e di leggere il maggior numero possibile di novità per effettuare una buona scrematura, donando solo il meglio agli scaffali della libreria. La pubblicità, il lancio, le vicende personali che si intrecciano. La libreria ha successo: la gente apprezza la cura e la proposta, le vendite si impennano, la fama lievita e così anche le antipatie, gelosie e l’attenzione di quel potere sotterraneo che governa i consumi letterari delle persone. Arriva il mobbing tipico, arrivano le bordate della stampa, arriva la violenza verbale e gli attacchi tremendi che vanno a colpire la libreria, i libri, la letteratura, le persone che vi lavorano e il privato delle persone. Giungono le accuse di “fascismo” giustificate (secondo chi le propina) dal metodo con cui viene effettuata la selezione. Le campagne stampa diffamatorie, politicizzate, agguerrite si susseguono nel tempo, sfiancando Ivan e Francesca, i due librai. Francesca è la più ferita, per quanto ancora riesca a rimanere nell’ombra, ben consapevole che la sua posizione di ereditiera verrebbe usata contro il loro progetto. Così fu.
"Chi vi credete di essere, voi, per giudicare che cos'è un buon romanzo? Questa è una libreria elitaria, la proprietaria è una snob altolocata ignorante, classista " . Gli insulti più beceri, i soliti discorsi dei seguaci adeguatamente indottrinati come cassa di risonanza, scippo e morte.
Francesca viene ferocemente ferita: aveva una figlia, morta suicida. Nessuno, dalla stampa a qualsiasi altro organo, ente, singolo essere umano che si dedicò al distruggere la Libreria del Buon Romanzo in tutte le sue particelle, si fermò davanti al trauma e al dolore di una madre che aveva appena perso una figlia.
Il suicidio della figlia venne usato come strumento: ”Vedete? Non è stata capace nemmeno di essere una buona madre, come può essere una brava libraria?”. Nel mentre, gli scrittori facenti parte del comitato di selezione dei libri cominciarono a subire attentati e, nell’arco di poco tempo altre librerie dai nomi molto simili a quella di Ivan e Francesca spuntarono come funghi a lato o di fronte, nella medesima via.
Inevitabili le conseguenze sulle vendite. Contemporaneamente la bagarre via forum e sito web è sempre più accesa, straziante.
Ivan e Francesca decidono di rispondere a tutto questo con la verità, con l’essere limpidi: si, Ivan era stato anche in prigione, si, Francesca aveva ricevuto in eredità lo stabile della libreria. Si, Ivan aveva cambiato diversi lavori, si la libreria non vende Dan Brown ma, se i clienti lo richiedono, lo può procurare. Riposte pacate ma nette alle accuse più truci; coraggio tenere aperto, lacrime in solitaria.
Il romanzo pone diversi problemi: l'editoria, la stampa, la scelta, la qualità, la libertà di espressione e di essere diversi, di portare un modo diverso (e giusto, ugualmente) di fare e vedere le cose, le manipolazioni dei consumi, la libertà, la qualità della letteratura dei nostri giorni.
E' evidente, dalla lettura attenta, l’assenza di intenzioni ghettizzanti.
L’unica colpa dei protagonisti è l'amore per la letteratura, la stanchezza dei meccanismi di mercato che promuovono la quantità venduta rispetto alla qualità del contenuto, la voglia di realizzare un sogno comune a tanti, ma da molti taciuto, ulteriore tratto tipico della nostra età.
E' un sogno, sarebbe un sogno una libreria così: piena zeppa di capolavori imprescindibili, di letture che lasciano il segno, senza scaffali che gridano al miracolo letterario sotto falso nome. Sarebbe un miracolo poter entrare in una libreria libera, dalla pluralità di pensiero, capace di accogliere libri e saggi indipendentemente dal colore politico. Questo libro è interessante anche per un altro motivo: evidenzia in modo netto quanto lavoro c'è per i traduttori di opere letterarie!
La linea seguita dalla casa editrice è quella di lasciare i titoli citati in lingua originale (francese) se non tradotti in italiano. Quelli tradotti in italiano sono una percentuale davvero irrisoria. Quindi, se qualcuno è bravo con le traduzioni... beh questo libro offre validi spunti per eventuali lavori da proporre, per arricchire il panorama letterario italiano!
Emozioni, sensazioni, sentimenti rimangono impressi nella pelle. Chiudi il libro e conosci le persone. Sai che Van, Oscar, Anis e Francesca amano passeggiare. Sai che Francesca mangia poco e trova uno slancio per ricominciare a vivere dopo la perdita della figlia suicida, solo nella letteratura e nella libreria. Sai che Van è impacciato, ma paziente.
Che Oscar è focoso e intraprendente, maturo per l'età che ha. Che il comitato segreto è composto da persone con un cuore grande e un amore infinito per le lettere, ma con vite all’apparenza mediocri; gente a cui nessuno darebbe un grammo di speranza. E' impossibile leggere le accuse rivolte alla libreria senza riconoscere un meccanismo così ben oliato anche nella nostra Patria.
La falsità di tali accuse giunge nella pancia del lettore proprio perchè noi, privilegiati, conosciamo le persone che vengono infamate, e sappiamo che nulla di ciò che viene loro rivolto è vero. Il meccanismo di violenza è quello solito: una persona, un'entità viene definita "nemico" e per questo, chiunque sia affiliato sotto questo sentimento si sente in diritto di fare qualche cosa per distruggere tale nemico, senza rispetto, senza pietà, senza considerarlo essere umano, senza considerare quanto male si può fare.
Senza la minima capacità di fermarsi, sentendosi in diritto di continuare fino alle estreme conseguenze. Sono cose che tutti noi conosciamo, perché ci appartengono come parte della cultura nel nostro Paese.
La condanna dell’autrice a tale catena di avvenimenti tuona dall’animo di una persona che soffre e che ama. La ammiro per il coraggio che ha avuto nel descrivere in modo preciso e puntuale come questi attacchi violenti, pieni di calunnie sono portati avanti da pochi (soliti noti, infondo) capaci di fare talmente tanto baccano da portare la gente - e il lettore - a credere che siano molti di più. Come accade di solito, la vicinanza, il sostegno della gente, degli appassionati di buona letteratura, è silenzioso, caldo.
Una pallida storia d'amore in sottofondo, diventa un abbraccio che scalda quando le ultime pagine del libro volano verso la conclusione.
Interessanti da notare anche i trucchi letterari che l’autrice imbastisce nella sua tela. L’uso delle figure retoriche, dei tempi e dei ritmi, delle prospettive e voci narranti.
Istantanea la smaniosa connessione ad internet appena terminato il romanzo: avvento su google alla ricerca de “La Libreria del Buon Romanzo” ovunque nel mondo (con carta di credito accanto, pronta agli acquisti!).
OcchidiNotte
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